Torino Updates: Enzo Cucchi racconta in anteprima la sua grande installazione a Palazzo Madama. “Il contemporaneo? È frastornato!”

di Giuseppe Amedeo Arnesano
Pubblicato su Artribune il 3 novembre 2015

 

Nello spazio creato dall’architetto siciliano Filippo Juvarra giochi di luci e ombre sono filtrati dalle grandi finestre, mentre in Camera degli Specchi si lavora per l’allestimento di Madama Cucchi – installazione di Enzo Cucchi – tra scale, fili, metri e rumori vari. Tre i dipinti in questione nei quali osserviamo sguardi, gesti e volti che raccontano tracce della tradizione, del passato legato alla pittura figurativa cara a Giotto e, per parlare di scultura e architettura, un’opera intagliata in legno di tiglio, sospesa al centro della sala come l’uovo di Piero della Francesca. L’allestimento per Madama Cucchi è solo uno spunto per parlare con l’artista dell’importanza del linguaggio nell’arte contemporanea e della trasmissione dell’idea attraverso la figurazione. Per Cucchi (Ancona, 1949) “oggi la fragilità ha tentato di portare tutte le cose in platea,ossia nella cosiddetta realtà, sempre se la conosciamo questa realtà, tutto ciò che è la fuori è il cosiddetto contemporaneo frastornato, che in questi anni ha naturalmente disorientato”.

Cosa vuol dire fare arte oggi?
“Beh fare arte richiede un certo tipo di complessità, talento e regole, e per farla bisogna essere in un determinato palcoscenico, poi c’è chi vuole scendere in una platea e va bene, ma in quel caso non stiamo parlando di arte, siamo in un altro palcoscenico, che non è quello dell’arte, stiamo parlando del linguaggio, della cultura dell’arte che è ancora un’altra cosa ed è diverso dal farla”.

Siamo in grado di valutare lo stato di salute dell’arte contemporanea?
“personalmente sono molto sereno e curioso, vivo spesso con chi è molto attivo in platea; penso che bisognerebbe vedere quanta solitudine c’è dietro gli artisti che si occupano di questa cosa, quanta letteratura viene prodotta”.

Un lavoro per intellettuali, critici e curatori dunque; in questi giorni commemorativi l’Italia e gli italiani hanno riscoperto l’importanza di Pasolini, qual è il ruolo dell’intellettuale nell’arte?
“il problema è che in questo momento mancano gli intellettuali, ci vogliono quelli specifici che hanno i mezzi, quelli che sono densi di attenzione, scrittura e visione; negli ultimi cinquanta anni si è fatto quasi un lavoro di sterminio e oggi siamo in piena confusione; anche su Pasolini c’è tanta confusione e non solo in Italia, ma anche in Francia e Germania; Pasolini si occupava di immagini come nessuno altro forse, era una creatura eccezionale che aveva la capacità di confrontarsi con gli altri, con qualcosa che era completamente all’opposto, e proprio l’opposto era il suo vero interlocutore”.

Quali sono i difetti e le potenzialità del contemporaneo?
“penso che oggi nel contemporaneo ci sia tanta qualità, ma deve essere nutrita, c’è tanto bisogno di sostegno che adesso non c’è; al contemporaneo mancano gli intellettuali, ma se ci sono amano fare solo zerbinaggio, preferiscono fare i camerieri del cosiddetto potere; in giro ci sono nani culturalmente tragici, privi di autonomie culturali, pronti a scrivere qualsiasi cosa; purtroppo chi è assorbito da questo sistema sono i giovani artisti, vittime ignare e direttamente coinvolte; forse le colpe dell’attuale situazione sono da ricercare nella generazione precedente alla mia, in fin dei conti chi fa oggi il contemporaneo non ha nessuna colpa”. In Camera degli Specchi i lavori per Madama Cucchi sono quasi terminati, tutto è pronto per l’inaugurazione di domani, dopo la chiacchierata Enzo Cucchi ci saluta.

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